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§ 02 · Per gli avvocati

Una ricerca che archivia le proprie fonti

Una fonte citata non è una fonte verificata, e un collegamento documenta qualcosa soltanto finché esiste. La nuova ricerca approfondita richiama perciò davvero ogni riferimento, lo archivia e cerca sulla pagina la citazione asserita — ciò che non supera la verifica viene eliminato, invece di rimanere in nota.

5 minPer gli avvocati
Tre teche semitrasparenti disposte verticalmente davanti a una parete verde scuro, una delle quali illuminata da una luce calda.

In una frase

La nuova ricerca approfondita non si limita a indicare le proprie fonti — le richiama davvero una per una, le archivia e cerca sulla pagina la citazione asserita; ciò che non supera la verifica viene rimosso dal parere, invece di rimanere in nota.

Il problema delle fonti soltanto citate

L'indicazione di una fonte in calce a un testo giuridico suscita un'impressione che spesso non trova riscontro. Sembra un riferimento documentale, ma in un primo momento è soltanto un'asserzione relativa a un riferimento — qualcuno afferma che a quell'indirizzo si trovi un determinato contenuto.

Tre elementi possono essere errati indipendentemente l'uno dall'altro. L'indirizzo può rimandare al nulla. La pagina può esistere, ma affermare qualcosa di diverso da quanto sostenuto. E anche se al momento della redazione tutto era corretto, sei mesi dopo la pagina può essere stata spostata, riscritta o rimossa — a quel punto il riferimento è privo di valore, proprio nell'istante in cui qualcuno intende verificarlo.

Per un testo discorsivo può essere un inconveniente tollerabile. Per un documento destinato a confluire in un atto difensivo o a essere consegnato a un cliente, non lo è.

Quattro verifiche per ciascuna fonte

La ricerca approfondita tratta perciò ogni riferimento reperito sul web come qualcosa che deve prima dimostrare la propria validità:

  1. Richiamare davvero. Non citare, ma aprire — con verifica dello stato della risposta e del tipo di contenuto. Una pagina che non risponde o che restituisce tutt'altro non è una fonte.
  2. Archiviare. Ogni fonte raggiungibile viene, ove possibile, conservata nell'Internet Archive; la versione archiviata compare nell'elenco delle fonti accanto all'indirizzo originale. In questo modo il riferimento resta verificabile anche se l'originale scompare in seguito.
  3. Cercare la citazione sulla pagina. Una citazione testuale si considera documentata soltanto se è stata effettivamente rinvenuta in quel punto.
  4. Scartare. Ciò che non supera la verifica non rimane come discreta nota a piè di pagina. Viene rimosso — e ricompare invece nella sezione dedicata ai punti aperti.

Il punto 2 è quello che nella pratica forense ha il peso maggiore e che viene applicato più di rado. Una versione archiviata non prova che un'affermazione fosse corretta; prova che cosa vi fosse riportato al momento della consultazione. Ed è esattamente ciò che serve un anno dopo.

Perché tutto questo richiede una modalità operativa a sé

Questa catena di verifiche richiede tempo e non è quindi una modalità che si possa semplicemente anteporre a una risposta in chat. Un'esecuzione della ricerca approfondita dura all'incirca da dodici a cinquantacinque minuti e si svolge in background; al termine un parere scritto è disponibile nel fascicolo in formato PDF e DOCX, e arriva una notifica — nel portale e via e-mail.

Il procedimento si articola in sette fasi, due delle quali sono abbastanza inusuali da meritare una menzione.

La prima è la definizione dell'incarico. Dalla domanda posta viene ricavato anzitutto un incarico di ricerca strutturato: quesito, materia giuridica, ordinamento, arco temporale considerato, esclusioni espresse. Tale incarico viene sottoposto all'avvocato per conferma e modifica prima che venga consumata qualsiasi risorsa. Non è soltanto una questione di costi: la maggior parte dei risultati di ricerca inutilizzabili non nasce da una cattiva ricerca, bensì dal fatto che è stata cercata la domanda sbagliata.

La quarta è una contro-verifica. Un passaggio separato e deliberatamente avversariale rilegge in senso critico il risultato intermedio prodotto e cerca contraddizioni, orientamenti contrari mancanti e affermazioni prive di riscontro. Per ogni obiezione che richiederebbe una fonte viene avviata una ricerca mirata di segno opposto. Ciò che a quel punto rimane comunque aperto non viene appianato, bensì indicato espressamente.

Nel mezzo e a seguire: l'articolazione in cinque-sedici sotto-quesiti, la raccolta per ciascun sotto-quesito (dapprima il patrimonio interno di norme e giurisprudenza, poi il fascicolo, soltanto in seguito il web), la stesura per sezioni, la verifica conclusiva delle citazioni e l'emissione del documento.

L'ordine della raccolta è voluto

Il fatto che il patrimonio interno venga consultato per primo non è una misura di risparmio, bensì una scelta di qualità: il testo ufficiale della norma è una fonte migliore rispetto a una pagina che lo cita. Soltanto quando la biblioteca interna e il fascicolo non offrono nulla la ricerca si rivolge alla rete aperta — là dove diventano necessarie le quattro verifiche descritte sopra.

Che cosa non sostituisce

La modalità di ricerca rapida nell'assistente resta esattamente ciò che è: una risposta dal web con collegamenti, in secondi anziché in minuti. Chi vuole solo sapere se su un tema esista giurisprudenza recente continua a servirsene. La ricerca approfondita è la via onerosa per le questioni in cui un paragrafo non basta — è un modulo aggiuntivo a pagamento, con un proprio contingente mensile, e presuppone una tariffa a pagamento.

E non sostituisce l'esame da parte dell'avvocato. Un parere è una base di ricerca; è scritto sul suo frontespizio e non vi compare come formula di rito. Viene verificato il tenore letterale di un riferimento — non se esso si attagli al caso concreto. Questa valutazione resta dove le compete.

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